Sprechi alimentari: la strada della donazione e l’ostacolo della burocrazia

In questi giorni su Facebook sta girando in maniera virale uno stato che denuncia lo spreco di cibo nella G.D.O. (in particolare la signora in questione fa riferimento a quanto ha visto con i suoi occhi in un punto vendita LIDL ma il discorso si può applicare a tutte le catene). Da questa denuncia parte la nostra riflessione e Notizie Spericolate è andato ad indagare sui numeri di questo spreco di cibo calcolato come 180 kg ad abitante per anno.

Lo spreco generale ammonta a 90 milioni di tonnellate ogni anno nella sola Europa. A livello globale 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono cestinate. La grande distribuzione organizzata influisce sullo spreco per il 5% del food waste. Per l’Italia il cibo gettato via vale lo 0,5% del Pil. Lo sperpero alimentare costa ad una famiglia 350 euro l’anno.

Certo non è sempre colpa dell’uomo! Anche le condizioni climatiche, come gelate o piogge torrenziali che distruggono il raccolto, ci mettono la mano. In questo caso si parla più specificatamente di perdite o food losses. Una volta però che il prodotto primario compare trasformato sul banco può non avere le proprietà organolettiche o igieniche per proseguire un lungo corso sulle nostre tavole e finisce tra gli scarti. Ma ci sono pure cibi che potrebbero essere salvati eppure la loro fine nella spazzatura non viene evitata.

Anche su sollecitazione della popolazione i governi dell’Unione si sono attivati per adottare provvedimenti per evitare il deprezzamento totale. La soluzione più gettonata è stata quella di incentivare le donazioni a onlus affinché provvedano alla distribuzione a consumatori esclusi dal mercato. Sicuramente bisogna appoggiare il nuovo sistema di food sharing anche con delle risposte culturali.

Vada anche che il supermercato ha obblighi burocratici da rispettare. Ricordiamo che il supermercato è all’ultimo posto della filiera di distribuzione ed è solo l’ultimo responsabile prima del consumatore diretto. Le grandi catene potrebbero agire con più decisione se vedessero dei vantaggi delle pratiche di recupero. Temono sovraccarichi amministrativi.

Il vuoto normativo certo non aiuta. A Bruxelles non hanno ancora fatto bene i conti per cui una disciplina specifica tarda ad arrivare. Si spreca tempo insieme al cibo e chi potrebbe fare qualcosa per evitare questo enorme spreco non agisce spesso per paura di incorrere in sanzioni amministrative, fiscali e penali. Noi come buoni cittadini non possiamo fare altro che chiedere a gran voce che le cose cambino e che, soprattutto in un periodo come questo dove molti faticano a mettere insieme tre pasti al giorno, questo scempio finisca.